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Quando i Titani Dominavano il Pianeta!

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Terra Nova – Speciale: dinosauri, che passione!

Aspettando Terra Nova, ricordiamo insieme alcuni dei film e telefilm che hanno dato spazio alle affascinanti creature preistoriche

L’arrivo di Terra Nova su FOX è alle porte. La firma di Steven Spielberg ha fatto sì che la serie venisse paragonata a Jurassic Park fin dagli albori del progetto, ancor prima di essere girata. Così, tanto per dare una ripassatina all’argomento “dinosauri al cinema e in tv”, grazie allo spunto tratto da questa simpatica photo-gallery sul sito di Entertainment Weekly, ricordiamo insieme alcuni dei film e telefilm che hanno visto le creature preistoriche fra i protagonisti. Tanto per capire cosa possiamo aspettarci e per scoprire quali serie hanno fornito a Spielberg e Braga l’ispirazione per Terra Nova

I redattori di EW aprono la selezione con il simpatico Rex di Una notte al museo, ovvero lo scheletro di Tirannosaurus Rex che si anima, finendo poi per diventare l’affettuoso cucciolo giocherellone di Ben Stiller (che gli tira la palla e se la fa riportare per tenerlo occupato). Si passa poi a Baby, star di Dinosauri, serie tv degli anni ’90 che esplorava la vita famigliare di alcuni dinosauri divenuti molto celebri negli Usa. Anche Barney, protagonista della serie tv per bambini Barney & Friends, è un simpatico T-Rex che saltella e canticchia allegramente sul set…

E in tema di dinosauri che saltellano, come dimenticare il mitico Dino, il dinosauro domestico della famiglia Flinstones? Il cucciolotto che tutti, da bambini, avremmo voluto avere per casa… Niente a che vedere con i protagonisti de La valle dei dinosauri, la serie del 1974 che ha molti punti in comune con la trama di Terra Nova (racconta di una famiglia che si trova catapultata indietro nel tempo fino all’epoca dei dinosauri) e che negli anni ’90 ha visto anche la realizzazione di un sequel.

Sul fronte T-Rex c’è un altro personaggio indimenticabile, uno di quelli che tutti abbiamo amato: Rex, il tirannosauro timido e fifone di Toy Story, che non ha proprio nulla a che vedere con Godzilla, uno dei mostri dino-inspired più celebri della storia del cinema, che compare in classifica subito dopo di lui. Un mostro contrapposto al tenero ed indimenticabile Piedino, protagonista della commovente saga de Alla ricerca della valle incantata, e al mitico Yoshi, il dinosauro che appartiene al mondo di Mario Bros e che è protagonista di tutti i giochi originali Nintendo insieme agli altri noti personaggi del gruppo (Mario, Luigi, la principessa Peach, Boo…).

Chiude la selezione di EW il T-Rex di Jurassic Park, che non poteva ovviamente mancare e che mi incuriosisce molto perché mi chiedo quanto di lui ci sarà nei dinosauri di Terra Nova. Molto, credo… Staremo a vedere. Non prima, però, di aver ricordato solo alcuni dei film e delle serie tralasciate dalla redazione di EW: Dinosauri, il film animato targato Disney che ci presentava, ormai 11 anni fa, delle incantevoli creature digitali; Ryu, il ragazzo delle caverne, che da piccola era il mio cartone animato preferito (se non lo conoscete vuol dire o che sono troppo vecchia o che non guardavate abbastanza tv…); The Lost World, la serie tratta dal superclassico del genere Il mondo perduto di Sir Arthur Conan Doyle; Primeval, la serie inglese che vede i protagonisti alle prese con dei passaggi spazio-temporali che permettono alle creature preistoriche di piombare nel nostro mondo;

Senza contare tutti i film degli anni ’70 che hanno sfruttato l’argomento (ricordo La terra dimenticata dal tempo e Il pianeta dei dinosauri, tanto per citare due titoli), oltre alle moderne dino-incursioni di King Kong e Viaggio al centro della Terra… Insomma: i dinosauri, al cinema e in tv (per non parlare di letteratura, fumetti, videogames…) sono sempre stati protagonisti. Forse perché tutti i bambini li amano. Forse perché i grandi ne sono affascinati. O forse semplicemente perché la loro storia fa da sempre parte della storia del nostro pianeta, ma è ancora ricca di interrogativi e di misteri che tutti vorremmo scoprire…

Scritto il 29 settembre 2011 da Chiara Poli

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Nei pesci primitivi le istruzioni per sviluppare le zampe. Erano scritte nel loro Dna

Rappresentazione artistica del pesce primitivo Tiktaalik (fonte: National Science Foundation)

Rappresentazione artistica del pesce primitivo Tiktaalik (fonte: National Science Foundation)Le istruzioni genetiche per sviluppare le zampe erano gia’ scritte nel Dna dei pesci primitivi, milioni di anni prima che i loro discendenti iniziassero a strisciare sul suolo colonizzando la terraferma. Lo ha scoperto uno studio dell’universita’ di Chicago pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze, Pnas.

I biologi statunitensi hanno tratto ispirazione per questa ricerca da Tiktaalik, il fossile dell’animale mezzo pesce e mezzo anfibio rinvenuto nel 2004 in Canada. Nei resti delle sue pinne, infatti, sono state trovate strutture scheletriche molto simili a quelle degli arti sviluppati in seguito dai primi colonizzatori della terra. ”Tiktaalik ci dimostra che le zampe non sono un’assoluta novita’ dei tetrapodi, ma che gia’ prima doveva esistere una bozza di quel programma”, afferma il suo scopritore, Neil Shubin, che e’ tra gli autori dello studio.

Gli studiosi hanno quindi cercato le istruzioni genetiche in una regione del Dna chiamata CsB, nota per essere l’interruttore molecolare che accende lo sviluppo degli arti negli umani. Dal confronto di questa sequenza presente nel Dna del topo con quella del pollo, della rana, della razza e del pesce zebrafish, si e’ scoperto che certe porzioni della regione CsB dei pesci sono identiche a quelle presenti negli animali terrestri. Addirittura, queste regioni ‘interruttore’ prelevate dal topo e trapiantate nello zebrafish sono ancora in grado di indurre lo sviluppo della pinna, mentre le sequenze genetiche prelevate dai pesci sono capaci di indurre lo sviluppo delle zampe nel topo. Poiche’ l’ultimo antenato comune di queste cinque specie e’ piu’ antico di Tiktaalik (risale infatti a oltre 400 milioni di anni fa), questo studio dimostra quindi che l’interruttore genetico che regola lo sviluppo delle zampe era gia’ presente prima che iniziasse la colonizzazione della terraferma.

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   giu 07
   
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Dinosauri in carne e ossa – la mostra continua!

Dinosauri in carne e ossa – la mostra continua!

Dinosauri in carne e ossa - la mostra continua!

A grande richiesta la mostra è stata prorogata fino al 26 giugno!

NUOVI ORARI:
Lunedì giorno di chiusura

Martedì 16:00 – 19:00

Mercoledì 16:00 – 19:00

Giovedì 16:00 – 19:00

Venerdì 16:00 – 19:00

Sabato 9:30 – 12:30 / 15:00 – 19:00 / 20:00 – 23:00

Domenica 9:30 – 13:00 / 14:00 – 19:00

Festivi (es: giovedì 2 giugno) 9:30 – 13:00 / 14:00 – 19:00).

The exhibit will be extended through June 26!

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   apr 27
   
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Dinoshop.it tutto quello che desideri lo puoi avere…

Dinoshop

Caro visitatore,
se pensi che i Draghi siano veramente esistiti,
Se hai sul tuo comodino il libro “Jurassic Park” di Crichton e lo apri spesso come fosse l’I-Ching,
Se entrando al Museo di Storia Naturale di Milano, sapevi già che era un Triceratopo prima che lo dicesse la tua maestra,
Se sopra la porta del tuo studio c’è uno Pteranodon Ingens in legno,
Se sul monitor del tuo computer c’è un Triceratops Prorsus,
Se a 3 anni sapevi già cos’era un Moa,
Se in soggiorno hai una riproduzione a grandezza naturale di un T-rex che esce dall’uovo,
Se hai visto Jurassic Park al cinema almeno 3 volte (e decine e decine di volte in DVD) e conosci tutte le battute a memoria,
allora sono contento che ci siamo ritrovati e che giochiamo insieme con i nostri amati bestioni ora, come avremmo fatto da piccoli, tanti anni fa…

Simone Giudici

Da una costola di Intelligame.it, nel Marzo 2008 nasce Dinoshop.it.

Dinoshop.it è un sito pensato, realizzato e gestito da: Castaweb di Giudici Simone
Le schede degli articoli sono curate da Mauro Locati

Le fotografie delle riproduzioni dei fossili Dinoshop sono di Alessandro Ranieri

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   feb 23
   
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Dal mito alla realtà: il Leviatano emerge nel deserto del Perù

I resti fossili del più grande predatore della storia sono stati scoperti da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dal professor Giovanni Bianucci, dell’Università di Pisa

Ricostruzione di Leviathan melvillei realizzata da Charlène Letenneur del Muséum National d'Histoire Naturelle, ParisIl Leviatano, mostro marino spesso rappresentato nelle sembianze di un drago, di un coccodrillo o di una balena, riaffiora fossile nel deserto del Perù. La scoperta, pubblicata nel numero di “Nature” di luglio, è stata fatta da un team di ricercatori internazionali coordinati da Giovanni Bianucci, ricercatore al dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Pisa, e da Olivier Lambert, del Musèum national d’Histoire naturelle de Paris.

l Leviatano, mostro marino spesso rappresentato nelle sembianze di un drago, di un coccodrillo o di una balena, riaffiora fossile nel deserto del Perù. La scoperta, pubblicata nel numero di “Nature” di luglio, è stata fatta da un team di ricercatori internazionali coordinati da Giovanni Bianucci, ricercatore al dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Pisa, e da Olivier Lambert, del Musèum national d’Histoire naturelle de Paris.

“Leviathan melvillei” è il nome scientifico che è stato dato a questo animale, dedicandolo a Herman Melville che, nel suo celebre romanzo “Moby Dick”, identifica più volte nel capodoglio quello che la tradizione biblica indica come il mostro marino per antonomasia. E “Leviathan”, uno dei più temibili predatori marini fino ad oggi conosciuti, è effettivamente un parente alla lontana dell’attuale capodoglio (“Physeter macrocephalus”) con il quale condivide le dimensioni gigantesche – intorno a 15 metri – e il grande spermaceto sopra la testa.

Il reperto è stato scoperto nel deserto costiero del Perù, a 35 km sud-est dalla città di Ica, in sedimenti di 12-13 milioni di anni fa. Sono stati ritrovati il cranio, lungo tre metri, la mandibola e diversi denti lunghi quasi 40 centimetri. Diversamente dal capodoglio, “Leviathan” aveva una batteria di denti completa: 18 nella mascella superiore e 22 in quella inferiore. Era pertanto un feroce predatore che afferrava e immobilizzava la preda con i grossi denti e ne stappava le carni a morsi, nello stesso modo dell’attuale orca (“Orcinus orca”). Niente a che vedere con il capodoglio che ha perso i denti superiori e si nutre prevalentemente aspirando a bocca aperta polpi e calamari.

Confrontato con altri grandi predatori del passato, “Leviathan” non sembra avere molti rivali alla sua altezza, sia in terra che in mare: il temibile “Tyrannosaurus” aveva un cranio che raggiungeva al massimo la metà della lunghezza di quello di “Leviathan” e denti lunghi in genere intorno a 15 cm; “Liopleurodon”, un rettile marino del Giurassico, aveva un cranio di taglia simile a quello del tirannosauro e denti di 20 cm. L’unico vero competitore di “Leviathan” fu il popolare megalodon (“Charcharocles megalodon”), uno squalo gigantesco, forse lungo fino a 20 metri vissuto da circa 30 a 3 milioni di anni fa. Incredibilmente, denti di megalodon sono stati ritrovati fossili anche nello stesso giacimento di “Leviathan”, attestando la contemporanea presenza di questi due mega-predatori nello stesso ambiente, dove probabilmente si nutrivano delle stesse grandi prede: balene lunghe 10 metri ritrovate fossili sempre nello stesso giacimento.

L’incredibile scoperta effettuata dal professor Bianucci e dai suoi collaboratori è il frutto di una lunga cooperazione internazionale, con ricerche sparse un po’ in tutto il mondo, dall’Africa al Sud America. Per quanto riguarda il Perù, le investigazioni sono iniziate nel 2006 coinvolgendo, in diverse campagne di prospezione e scavo, ricercatori dei musei di storia naturale di Bruxelles, Parigi, Rotterdam e Lima. Queste ricerche hanno portato alla scoperta di diversi giacimenti fossili eccezionali, caratterizzati da un incredibile numero di reperti, molti dei quali – come “Leviathan” – hanno permesso di riscrivere la storia di diversi gruppi di mammiferi marini.

La scoperta di mostri marini come “Leviathan” pone interrogativi che stimolano ad andare avanti con queste ricerche: quale fu l’impatto di questi mega-predatori sulle comunità marine? Quale azione selettiva esercitarono sulle prede? Come mai sono scomparsi dai mari attuali? Queste e altre domande attendono risposte esaustive che potrebbero venire da nuove scoperte in quell’incredibile laboratorio dell’evoluzione che è il deserto peruviano.

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Dinosauri VS pubblico, Volume I.

Recentemente tornato da una visita al Museo civico di Scienze Naturali di Milano, dove ho potuto apprezzare reperti unici come il rostro di Spinosaurus aegyptiacus o parti frammentarie di Saltriosaurus, sono stato al contempo “investito” da un’ondata di ignoranza popolare in materia paleozoologica niente male. No, ovviamente non mi sono stupito, è cosa nota e risaputa, ma non fa mai piacere vedere che il clou della frequentazione di questi tipi di musei (in particolare nel nostro paese, sottolineo) è costituito da bimbetti strillanti guidati da genitori che si limitano a far notare quanto è grande il “T.rex” (abbreviazione che, ricordo, non è più valida) o a chiamare dinosauro qualsiasi tipo di osso sotto i loro occhi. Alla meno peggio qualche ragazzino adolescente traente il 99% della sua cultura in merito da Jurassic Park (o qualche libro anni 70 per l’infanzia).

Ma a dire il vero, non è questo quello che mi ha irritato di più, piuttosto l’arroganza di voler “sapere” sulla materia, pur essendo completamente ignoranti, dimostrata da parte di qualche visitatore che ha discusso con il sottoscritto. Il voler affermare teorie ormai sorpassate, o luoghi comuni di scarso valore scientifico, arrampicandosi sugli specchi, non sentendo ragioni se viene anche solo supposta qualche idea contraria all’immaginario comune.

E’ vero, lo stesso museo è in qualche punto fuorviante, dato che alcune ricostruzioni sono su base di modelli vecchi e non aggiornati, ma purtroppo i finanziamenti in Italia riguardo al settore (e purtroppo, nei confronti della cultura in generale), sono quello che sono, quindi rimodellazioni e ricostruzioni possono non essere sempre a portata di “tasche” per il museo. In ogni caso, nella maggioranza dei casi, le targhette “abbinate” ai vari modelli e reperti spiegano in maniera più corretta le informazioni relative, pur non sempre aggiornatissime. E quelle targhette, non a caso, sono fatte proprio per i “profani” in materia, non certo per chi conosce seriamente l’ambito.

Ma ritorniamo al punto di discussione, in questo post affronterò un solo punto per non divagare eccessivamente: i dinosauri piumati.

Sempre più numerosi sono i reperti che testimoniano la presenza di protopiumaggio filamentoso, se non vero e proprio piumaggio, all’interno di Dinosauria.

Tanto solo per citare alcuni esempi, troviamo interessantissimi animali come Sinosauropteryx, Protarchaeopteryx, Caudipteryx, Beipiaosaurus, Dilong, Jinfengopteryx, Velociraptor, Microraptor, Juravenator, Tyaniulong, Epidexipteryx, Psittacosaurus ed altri ancora, quindi non esattamente un qualche caso sporadico, e circoscritto a qualche clade particolare, piuttosto caratteristica presente sia in Saurischia che (anche se con meno documentazione a riguardo) in Ornithischia. Insomma, dati ritrovamenti di questo tipo in costante aumento, non è impensabile che la presenza di protopiumaggio e piumaggio sia una caratteristica intrinseca di tutto il superordine Dinosauria.

Tuttavia, l’idea (grezza e ignorantemente approssimativa) che i propri beniamini simil-draghi vengano sostituiti in concreto da enormi tacchini è un concetto che viene ripudiato dalla maggioranza dei simil-appassionati, i quali piuttosto che prendere in considerazione l’ipotesi preferiscono arrampicarsi sugli specchi in maniera talvolta ridicola.

Figurarsi poi quando l’ipotesi si prospetta quantomai verosimile e probabile per Tyrannosaurs rex e scientificamente valida per Velociraptor e tutti i dromeosauridi! Figure sacre inviolabili deturpate da un così radicale sconvolgimento! Giammai!

Sinceramente parlando, trovo un po’ strana la pretesa di una qualsiasi serietà scientifica se poi non si accetta ciò che le nuove scoperte testimoniano grazie proprio alla ricerca scientifica.

Ma analizziamo meglio i metodi di contestazione.

Parlando di Maniraptora, in più esemplari sono state trovate tracce dirette di vere e proprie penne, sia indirette (follicoli di inserzione). Dato che Velociraptor ricade proprio in questa seconda categoria, non c’è la possibilità da parte dei “contestatori” di smentire l’ipotesi del piumaggio, quindi mi riferirò ad altri due ben noti dromeosauridi rispetto ai quali non sono state ritrovate tracce di piumaggio, ovvero Deynonichus e Utahraptor.

- “non sono state trovate tracce di piumaggio in Deynonichus e Utahraptor, per quale motivazione dovrebbe essere l’ipotesi scientificamente valida?”

Molto semplice, dato che in TUTTI gli altri maniraptori di cui si ha notizie sul tegumento hanno tracce di piumaggio (e non di scaglie od osteodermi, per dire) l’ipotesi più accreditata da un punto di vista scientifico è che anche Deynonichus e Utahraptor fossero piumati. Se così non fosse, allora si andrebbe a smontare tutto il modello di ricerca scientifica in ambito paleontologico: il fatto che non abbiamo alcuna traccia di organi relativi a dinosauri significa che questi non ne avessero? Ipotesi quantomeno illogica, se non propriamente stupida.

- “ma Deynonichus e Utahraptor erano più grandi dei loro parenti più stretti sui quali sono state ritrovate tracce di piumaggio, è quindi possibile che loro non ne avessero”

Non c’è nessuna motivazione valida per la quale questa ipotesi dovrebbe essere giustificabile. Innanzitutto, è da chiarire che il piumaggio non può retrocedere a scaglia o squama, dato che, con la sua “estrema derivazione”, non ha più alcun legame nemmeno dal punto di vista del germe con gli altri tipi di tegumento.  Quindi ogni ipotesi di perdita del piumaggio sarebbe comunque riferita ad un animale nudo, non squamato.

Ma nemmeno il fattore dimensionale è una ipotesi plausibile: Deynonichus è stimato ad oggi per una massa di circa 60-90kg, lo struzzo moderno è più pesante e comunque piumato; Utahraptor è invece stimato per circa 350kg, ma anche qui vale un analogo esempio, ovvero l’epiornite (uccello bipede terrestre vissuto in epoca umana, e descritto da più fonti) doveva essere all’incirca 300-450kg,  e pure esso era piumato (più dello struzzo).

Insomma, nessun uccello a noi noto è completamente nudo, non c’è alcuna motivazione di pensare diversamente per altri dinosauri theropodi con prove di piumaggio come in Maniraptora.

Dopo argomentazioni concrete come queste, continuare un qualsivoglia tipo di contestazione in nome del “raptor-mostro” di Jurassic Park (creatura di fantasia, errata in svariati dettagli anatomici, oltre che nel tegumento e nel nome) è palesemente ridicolo.

Allora passa la “difesa” per l’altro baluardo di speranza, Tyrannosaurus, probabilmente il genere di dinosauro più conosciuto dal pubblico. Ovviamente, seppur in ambito diverso, le contestazioni sono quasi identiche a quelle in genere rivolte a Maniraptora.

Ad oggi conosciamo alcuni Tyrannosauroidi (non Tyrannosauridi) di piccola stazza con tracce di protopiumaggio.

- “dato che Tyrannosaurus rex era molto più grande dei Coelurosauri e Tyrannosauroidi con tracce di protopiumaggio, è probabile che questa caratteristica fosse presente solo negli esemplari di piccola taglia, per poi essere persa negli esemplari più grandi, dato che questi dovevano disperdere una quantità di calore molto elevata; infatti anche gli elefanti attuali presentano una pelle glabra o comunque con pochi peli e molto ridotti”

Qui il ragionamento è più complesso rispetto a quello riguardante i Maniraptora, dato che effettivamente non abbiamo prova dell’esistenza di alcun dinosauro (anche aviano) con dimensioni simili e protopiumaggio relativo. E’ quindi il paragone con l’elefante odierno corretto e l’ipotesi plausibile? No.

Questo perchè Tyrannosaurus, pur avendo una massa più elevata rispetto ad un elefante odierno, aveva anche, in rapporto, una superficie di dispersione estremamente superiore. Più precisamente, un Tyrannosaurus rex di 6 tonnellate aveva una superficie di dispersione 5 volte più grande rispetto a quella di un elefante africano di 2 tonnellate.

Ovviamente questo non basterebbe a giustificare la risposta, dato che bisogna sapere anche il tasso di calore prodotto da Tyrannosaurus; e questo (dedotto in base ad alcuni processi chimici ossei) è circa 1/6 di quello di un mammifero carnivoro analogo. Quindi, possiamo dire che il metabolismo di Tyrannosaurus rex corrisponderebbe a quello di un mammifero X di 1 tonnellata.

Nessun mammifero attuale di 1 tonnellata ha perso la peluria, quindi non vi è nessuna motivazione per la quale un animale con tale metabolismo ed una superficie dispersiva molto più ampia avrebbe dovuto perdere il piumaggio, molto comodo invece per mantenere una certa temperatura corporea costante.

-”alcuni pubblicazioni parlano di squame nella zona ventrale della coda di Tyrannosaurus, così come di squame, scaglie ed osteodermi in svariati altri dinosauri (in particolari ornitischi però), non è forse questa una prova del fatto che Tyrannosaurus fosse squamato anzichè piumato?”

La risposta è NO. Se è vero che a differenza di Maniraptora, gruppo di dinosauri dove l’ipotesi scientifica del piumaggio è concreta ed oggettiva, in Tyrannosauroidea questa, pur essendo comunque un’ipotesi probabile, non è fondata su certezze, è altrettanto vero che la presenza di squame non esclude assolutamente la presenza di protopiumaggio/piumaggio.

Un esempio molto semplice? Prendiamo una comunissima gallina, di quelle da allevamento. Ha piumaggio? sì. Ha squame? sì! (per chi non ci arrivasse, le zampe della stragrande maggioranza degli uccelli attuali, gallina compresa, sono squamate).

Come vedete quindi, è facilmente dimostrabile che la convivenza tra squame e protopiume/piume-penne non solo è possibile, ma statisticamente molto probabile.

Quindi, è assolutamente probabile che anche i Tyrannosauridi avessero uno stadio di convivenza tra squame/scaglie e piumaggio, probabilmente con quest’ultimo ricoprente la parte superiore del corpo, e le squame/scaglie quella inferiore, quindi zona ventrale (coda compresa) e verosimilmente gli arti inferiori.

Al momento concludo qui, lasciando la contestazione di altri luoghi comuni sui Dinosauri al Volume II.

Axel Tallone.

Esemplare femmina di Gallus gallus domesticus: si noti il naturale connubio tra piumaggio (corpo) e squame (arti inferiori).

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Il Cosmoceratopo, dinosauro a 15 corna

Ne ha una sopra ogni occhio, una sul naso, una sulle guance. E le restanti nella parte posteriore del cranio

VIVEVA NELLO UTAH 76 milioni di anni fa, Il Cosmoceratopo, dinosauro a 15 corna

Ne ha una sopra ogni occhio, una sul naso, una sulle guance. E le restanti nella parte posteriore del cranio

MILANO – Secondo una recentissima scoperta fu il Cosmoceratopo, vissuto sulla terra 76 milioni di anni fa, il dinosauro con più corna. E poiché non suona benissimo il titolo che l’animale si è aggiudicato è bene precisare che si tratta di vere e proprie corna, nel senso di appendici ossee. E non di altro. Sul capo del preistorico animale ne facevano infatti bella mostra ben quindici.

FUORI TAGLIA – Il dinosauro scoperto nello Utah è uno stretto parente del più famoso Triceratopo, un grande sauro erbivoro che visse sulla Terra durante il tardo periodo Cretaceo, e Scott Sampson, uno dei ricercatori coinvolti nello studio del museo americano lo definisce: «Una specie di rinoceronte fuori taglia con molte più corna sulla testa». Il ritrovamento di due scheletri fossili degli animali è avvenuto nel sud dello Utah, in un’area di 770 mila ettari chiamata Giant Staircase-Escalante National Monument. (continua…)

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non tutti sanno che? IL SALTRIOSAURO…

GIURASSICO ITALIANO: 

IL SALTRIOSAURO

Era un feroce predatore che visse in Lombardia ben 200 milioni di anni fa; otto metri di lunghezza, una tonnellata e mezza di peso, un cranio di settanta centimetri armato di denti aguzzi come pugnali e arti inferiori muniti di tre possenti dita artigliate ne facevano una terribile macchina da guerra, assai simile agli allosauri nordamericani.
I resti del primo grande dinosauro carnivoro italiano sono venuti alla luce nella Cava Salnova di Saltrio in località Monte Oro. Di lui purtroppo sono rimaste poche ossa, ma sufficienti a dimostrare che questa descrizione non è frutto di fantasia. Questo dinosauro rappresenta una specie nuova per la scienza, cui è stato dato il nome di Saltriosauro.
La scoperta è molto importante anche perché l’esemplare proviene da rocce piuttosto antiche, risalenti al Sinemuriano (l’inizio del Giurassico inferiore), un’epoca in cui, tra i dinosauri carnivori, si credeva esistessero soltanto animali più primitivi chiamati ceratosauri.
Dopo il piccolo Scipionyx trovato a Pietraroia (Benevento) e dopo gli adrosauri del Villaggio del Pescatore (Trieste), il Saltriosauro rappresenta in assoluto il terzo genere di dinosauro di cui siano stati trovati resti scheletrici nel nostro paese ed è per ora il primo e unico dinosauro lombardo.

LA SCOPERTA

Domenica 4 agosto 1996 Angelo Zanella, del Gruppo Brianteo Ricerche Geologiche di Paina di Giussano (Como), trova alcuni massi che sembrano contenere ossa nella Cava “Salnova” di Saltrio e li dona al Museo di storia naturale di Milano. I paleontologi del museo verificano che si tratta effettivamente delle ossa di una grande animale e organizzano una spedizione alla cava privata per tentare di recuperare i resti.
La ricerca si presenta difficoltosa perché lo strato di calcare massiccio in cui giaceva il fossile è stato fatto esplodere con una carica di dinamite in centinaia di grossi blocchi che saranno rimossi di lì a poco da potenti escavatori e poi trasportati al frantoio della cava, dove ciò che resta della creatura preistorica sarà ridotto a ghiaia per fondi stradali. Il proprietario della cava viene pregato di avvisare i paleontologi nel caso in cui vengano alla luce altre ossa ma purtroppo vengono trovati pochi frammenti.

CHI E’ IL SALTRIOSAURO

Tutti i dinosauri carnivori appartenevano all’ordine dei saurischi e al sottordine dei teropodi ed erano bipedi (nella loro evoluzione avevano ridotto gli arti anteriori, che non servivano più per camminare, modificandoli per la cattura delle prede).
All’inizio del Giurassico i dinosauri carnivori dominanti erano ceratosauri, dotati di arti anteriori a quattro dita. Lo scheletro del dinosauro di Saltrio è molto frammentario ma le ossa conservate rivelano una struttura diversa da quella dei ceratosauri e caratteri anatomici tipici dei carnivori più evoluti, che i paleontologi raggruppano sotto il nome di tetanuri:

  • gli arti inferiori hanno tre dita e sono molto simili a quelli degli allosauri nordamericani;
  • nel cinto pettorale c’è un osso a forma di V, chiamato furcula, che si credeva tipico degli uccelli e dei dinosauri loro antenati (è la “forcella” che si trova nel petto del pollo);
  • negli arti posteriori mostrano caratteristiche avanzate la fibula e le ossa tarsali, che sono strutturate per favorire un piegamento della caviglia tale da ridurre gli sbandamenti laterali delle zampe.

Appare chiaro fin d’ora che la scoperta del Saltriosauro è fondamentale per la conoscenza dell’evoluzione dei dinosauri carnivori: il primo dinosauro lombardo è infatti, senza ombra di dubbio, il più antico tetanuro del mondo (in parole più semplici, testimonia che i grandi dinosauri carnivori con mani a tre dita, antenati degli allosauri, esistevano già 200 milioni di nani fa, almeno 20 milioni di anni prima del previsto).

LA LOMBARDIA NEL GIURASSICO

La carcassa del Saltriosauro fu trasportata in acqua dopo la morte dell’animale e si fossilizzò nelle sabbie di un basso fondale marino, non lontano dalla terraferma. Infatti le rocce calcaree che costituiscono la Formazione di Saltrio sono composte in gran parte da scheletri frantumati di echinodermi (ricci, stelle e gigli di mare) e perciò sono note ai geologi con il nome di encriniti. La fauna fossile contenuta è comunque assai più ricca: sono note oltre cento specie di invertebrati marini (ammoniti, nautili, calamari, gasteropodi, bivalvi, brachiopodi, briozoi). Tutte le ammoniti appartengono a specie tipiche (fossili-guida) del piano Sinemuriano e hanno quindi permesso una datazione sicura al Giurassico inferiore (200 milioni di anni fa).
Le tracce fossili di grandi conifere primitive, chiamate araucarie, confermano che all’inizio del Giurassico, in un’area geografica corrispondente a gran parte del Varesotto e del Luganese, esistevano delle terre emerse che si affacciavano sul mare con litorali bassi e frastagliati. Una lingua di terra la cui estensione è ancora sconosciuta, delimitata ad ovest e ad est da due piccoli golfi del vasto oceano chiamato Tetide (che si apriva a sud-est).
Fino a pochi anni fa, l’immagine più comune di questo antico ambiente, ricavata dai soli studi geologici, era quella di un paesaggio marino nel quale erano immerse piccole isole simili agli odierni atolli tropicali. Ma un dinosauro carnivoro di otto metri non può accontentarsi di un’isoletta: la scoperta del Saltriosauro indica che vi erano aree continentali ben più vaste di quanto si pensasse.
Allo stato attuale delle conoscenza è difficile sapere se le terre emerse nel nord della Lombardia fossero collegate alle piattaforme, ad esse contemporanee, che affiorano nei dintorni di Rovereto, dove in località Lavini di Marco esiste un vasto giacimento di impronte di dinosauri. E’ però assai probabile che parenti del Saltriosauro abbiano camminato anche là, e che tra le prede del dinosauro lombardo ci fossero dinosauri vegetariani (sauropodi e ornitopodi) analoghi a quelli che passeggiavano sulla piattaforma trentina.

LA MOSTRA

In contemporanea con l’annuncio della scoperta, il Museo di Storia Maturale di Milano ha allestito una piccola esposizione che permette al pubblico di vedere il Saltriosauro da vicino. La mostra si articola in cinque vetrine situate nella sala V (piano terra). Oltre a una mappa che illustra come era la Lombardia 200 milioni di anni fa, tramite fotografie e ricostruzioni è possibile rivivere la scoperta e conoscere le tecniche utilizzate per estrarre le ossa del dinosauro. Al centro di queste vetrine campeggia un grande pannello su cui, in grandezza naturale, è riprodotta la sagoma della parte anteriore del corpo del Saltriosauro e su cui sono ricomposte le ossa conservate (quelle esposte sono copie perfette delle ossa originali). Chiude la mostra un pannello esplicativo sull’evoluzione dei dinosauri carnivori, aggiornato secondo le più recenti teorie.
Una copia del Saltriosauro è esposta anche al Museo dei Fossili di Besano (Varese).

CARTE D’IDENTITA’

Nome comune Saltriosauro
Significato rettile di Saltrio
Nome scientifico non ancora attribuito (si tratta di nuova specie)
Ordine Saurischi (dinosauri “con bacino da rettile”)
Sottordine Teropodi (saurischi carnivori bipedi, “con piede da bestia”)
Clade Tetanuri (teropodi “con code rigide”, con tre dita negli arti anteriori)
Famiglia ignota
Luogo e data di nascita Saltrio (Varese) 200 milioni di anni fa (Giurassico inferiore)
Età adulta, ma non ben precisata
Sesso ignoto
Habitat ambiente costiero di clima tropicale, a nord-ovest dell’oceano Tetide
Distribuzione geografica ignota: finora, al mondo, non sono stati scoperti altri esemplari
Stile di vita andatura bipede con coda sollevata e testa protesa in avanti, caccia d’agguato
Dieta carne di dinosauri erbivori, forse anche di piccoli
Segni particolari denti aguzzi e seghettati, mani con tre dita armate di artigli ricurvi, furcula
N.B. è il più antico tetanuro del mondo

IL SALTRIOSAURO IN NUMERI

8 lunghezza stimata del dinosauro, in metri
4 altezza stimata dell’esemplare, in metri
1,5 tonnellate di peso dell’animale in vita
300 chilogrammi di roccia sciolti in acido per estrarre le ossa
1.800 le ore impiegate per l’estrazione di tutte le ossa
119 numero di parti scheletriche recuperate al termine della preparazione
21 numero di parti anatomiche che hanno permesso la diagnosi
4,5 centimetri di lunghezza dell’unico dente trovato
100 estensione, in centimetri, degli arti anteriori
3 le dita di cui era provvisto ogni arto anteriore
12 lunghezza stimata dell’artiglio del primo dito della mano, in centimetri


Geom. Giuseppe FRANZI alla presentazione del Saltriosauro
al Museo dei Fossili di Besano (VA) il giorno 11.11.2000

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Tracce di dinosauro ridisegnano il giurassico italiano

La scoperta sul monte Pasubio che si pensava sommerso da acqua

TRENTO – Tre orme di dinosauro, scoperte in una galleria del monte Pasubio, possono riscrivere la storia antica della penisola italiana e ridisegnare la geografia giurassica. Ne e’ certo Marco Avanzini – conservatore responsabile della sezione di geologia del Museo tridentino di scienze naturali di Trento – che ha individuato le orme all’interno della galleria del Monte Buso, scavata dagli austriaci durante la prima guerra mondiale per collegare le retrovie alla prima linea.

Quelle orme, secondo gli studi paleogeografici, in quella galleria non sarebbero dovute esistere: nel periodo Giurassico, quel territorio si pensava infatti fosse sommerso dall’acqua. L’Italia del Giurassico (il periodo che va da 200 a 160 milioni di anni fa) era considerata per lo piu’ un territorio sommerso, dove al massimo erano presenti basse distese fangose a pelo d’acqua. Nel 1990, la scoperta di tracce di dinosauri ai Lavini di Marco, nel Trentino meridionale, fece vacillare questa ipotesi. (continua…)

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Paleontologia: a Bolzano si studia il dna antico

(ANSA) – BOLZANO, 10 SET – E’ stato inaugurato un laboratorio high-tech per lo studio del Dna antico dell’Istituto per le Mummie dell’Accademia Eurac di Bolzano. L’attivita’ sara’ dedicata principalmente ad Oetzi, l’uomo venuto dal ghiaccio. ”Ora che il Dna nucleare della mummia e’ stato decodificato quasi completamente, inizieremo a studiare i suoi capelli, il colore degli occhi e cercheremo di capire altri particolari”ha detto l’antropologo Albert Zink. Si conta di determinare l’esatta provenienza della mummia.

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